miercuri, 19 septembrie 2012

La trasformazione del colonialismo da diretto a indiretto (“indipendenza”): la spinta economica che ha generato la “terza rivoluzione industriale”



La ragione principale della soppravvivenza e della spettacolare ripresa del dopoguerra del capitalismo risiede non nella sua terza rivoluzione tecnologica (microelettronica, spazio, atomo) bensì nei suoi “nuovi” metodi di supersfruttamento e di dominio sul Sud, attraverso il metodo dell’”indipendenza” del dopoguerra per le colonie inglesi, francesi, olandesi e belghe. Questa forma d’indipendenza ha volto a vantaggio delle potenze coloniali le rivoluzioni politiche del Congresso Indiano e di altri movimenti anticolonialistici di massa. Le potenze coloniali hanno ulteriormente consolidato su vasta scala il loro nuovo “dominio indiretto”, più economico, moralistico e che salva le apparenze [Hosea Jaffe, “Colonialismo oggi”, op. cit.; “A History of Africa”, op. cit.; “I primi dieci anni di indipendenza in Africa” in Calendario del popolo, 1971; “Kenia”, Jaca Book 1968 e altri sulla equivalenza tra l’indipendenza politica in Africa e la politica del “dominio indiretto” di Lugard-Lyautey], formando una multinazionale, nota come Comunità Economica Europea, e ponendo sotto il controllo della CEE circa 70 stati indipendenti, africani, delle isole del Pacifico e dei Caraibi, con la Convenzione di Lomé. Questi sono i motivi reali che nel 1973 spinsero la Francia e la Germania a portare nella CEE la Gran Bretagna: avere accesso alla periferia coloniale africana della Gran Bretagna. Hearth, a quel tempo, era così desideroso di entrare nella CEE per le opportunità, rivelatesi poi vane, che si presentavano per l’industria britannica, da trascurare di guardare cosa avveniva alle sue spalle, vale a dire le reali mire di Francia e Germania. In ogni caso la Convenzione di Lomé garantisce un’offerta illimitata di materie prime prodotte con manodopera a basso costo per le industrie e il commercio dell’Europa occidentale; garantisce profitti attraverso la trappola del debito contratto da parte dei paesi poveri con le multinazionali e gli stati europei e infine un mercato protetto per smerciarvi prodotti con prezzo maggiorato [sulla Convenzione di Lomé, cfr. Hosea Jaffe, “Pyramid of Nations”, op. cit., parte I (3)]. Dopo il 1974, la CEE, il Sudafrica, gli Stati Uniti e il Giappone hanno “riagganciato” la Guinea Bissau, l’Angola e il Mozambico inserendole in questa rete neocolonialistica con l’aiuto attivo della “sinistra” di tutte le “internazionali”. Il “riaggancio” dell’Africa non socialista nella base colonialistica del sistema-mondo è la ragione fondamentale del “miracolo” del dopoguerra in Germania occidentale, in Italia, in Giappone ecc.
   Quindi non c’è stato “crollo”. Ma ci sono state due importanti “riforme”. La prima è la trasformazione del colonialismo da diretto a indiretto (“indipendenza”). La seconda è il decollo della Germania occidentale e del Giappone e il concomitante declino economico (ma non ancora politico e militare) degli Stati Uniti (e su questo ha scritto in modo convincente André Gunder Frank gia dagli inizi degli anni ottanta). Queste “riforme” del sistema-mondo hanno fornito la spinta economica che ha generato la “terza rivoluzione industriale”, il “grande balzo” della tecnologia e di qui il consumismo e l’inquinamento del dopoguerra, in Occidente e nella periferia colonizzata. La tecnologia, le nuove forze produttive, il “nuovo” progresso, oggi come un tempo, sono la risultante dei vettori dei “nuovi” rapporti di produzione internazionali.


Hosea Jaffe - Progresso e nazione: economia ed ecologia (Jaca Book, 1990)


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