joi, 6 septembrie 2012

Plusvalore imperialista e super-sfruttamento




Plusvalore imperialista e super-sfruttamento1


di Hosea Jaffe (in “Lavoro contro capitale”, Jaca Book, 2005)


1.      Introduzione

   Globalizzazione è un eufemismo per imperialismo. La parola “globalizzazione” appartiene al vocabolario dei Fukuyama che vedono il capitalismo come la presente e futura “fine della storia” ed il socialismo come una cosa del passato. Toni Negri, ed in parte Tariq Ali e gli altri dell’Euroleft, nascondono la rampante e selvaggia aggressione economica e politica degli Stati imperialisti come gli USA e la Gran Bretagna (e non scordiamoci l’Italia e ora anche il Giappone, che invadono l’Iraq!) con la tesi di un singolo impero globalizzato. Questa riflessione è ancora più vera dopo l’11 settembre con il ruolo dell’impero antiterrorismo di G.W. Bush guidato, naturalmente dagli USA. Noi comunque preferiamo parlare con il vecchio e scientificamente controllato linguaggio di Lenin, Rosa Luxembourg e Trotzky e persino del Mao prima della rivoluzione culturale. Questo linguaggio descrive il modo di produzione capitalista e la sua formazione sociale come storicamente colonialista. Dalle conquiste dell’Africa e dell’Asia operate a metà del XIX secolo il colonialismo è divenuto imperialismo.
   In particolare, da quando l’imperialismo con l’aiuto della sinistra euro-americana ha spostato la Russia da paese aspirante socialista al Terzo Mondo del capitalismo, il contenuto imperialistico del capitalismo si è fatto sempre più barbarico.
   Sotto questa barbarie, come si è potuto vedere dal 2000 con le invasioni di Afghanistan ed Iraq, giacciono nascosti processi fondamentali che circa 150 anni fa Karl Marx aveva messo a nudo nel suo monumentale Das Kapital. È a tali processi che questo contributo ritorna, alla ricerca di una spiegazione scientifica della barbarie del capitalismo del XXI secolo.


2.      Simboli e metodo

   La differenza tra i salari ed il valore aggiunto è il plusvalore. Il plusvalore, sia nazionale sia globale, è una misura del, ed ha la sua origine nel, “tempo di lavoro eccedente”, sia esso nazionale o globale (così detto “internazionale”). Rappresenteremo i salari con W (forma monetaria di V, il capitale variabile);
- il plusvalore con S;
- il capitale costante con C (per esempio nell’industria del petrolio in Venezuela, Iraq, Arabia Saudita, Indonesia, ecc.);
- il tasso di profitto annuale è S /(C+V);
- il grado di sfruttamento lo rappresenteremo con il rapporto nazionalmente o internazionalmente
rilevante = S/W.
Se, come succede per i lavoratori ed il lavoro del “Terzo Mondo” (cioè l’area coloniale e semicoloniale), la differenza tra “valore aggiunto” e “W” è +ve, allora S, il plusvalore/lavoro, è +ve. Tuttavia se, come succede per molti o addirittura per la maggioranza dei lavoratori del “Primo Mondo” (vale a dire i paesi imperialisti ed i blocchi come l’Unione Europea), i salari/stipendi sono più del valore aggiunto, allora S, il plusvalore è –ve. L’origine del plusvalore, il pluslavoro, è allora anche “-ve cioè salari (il valore della forza lavoro)” sono più del valore aggiunto dal lavoro (si vedano i lavori citati nella nota 1).
Valore creato dal lavoro internazionale = aggregato dei PIL nazionali – sostituzione del capitale fisso (di media il 15% del PIL). 


3.      “Valore aggiunto” oggi nel “Primo” e nel “Terzo” Mondo
  
    Il PIL globale corrente nel 20032 è distribuito come segue:

   12 totale globale = €/$ 27 x 10, cioè 27.000 miliardi €/$, dei quali il Primo Mondo (W1), il blocco OECD dei paesi imperialisti, riceve il 70% (per 1 milione di persone = 15% della popolazione mondiale) uguale a 19 mila miliardi €/$, ed il Terzo Mondo con la Cina3 (85% dei 6,6 miliardi della popolazione mondiale) ottiene solo il 30% uguale ad 8.000 miliardi €/$ distribuiti approssimativamente come segue:
   America Latina = 1.869 miliardi €/$ (7% del totale), cioè approssimativamente 1,9 mila miliardi €/$;
   Cina = 10% del totale (con il 20% della popolazione mondiale) = 2,7 mila miliardi €/$;
   India = 7% del totale (con il 15% della popolazione mondiale) = 1,9 mila miliardi €/$.
   Il resto dell’Asia, dell’Africa, il gruppo OPEC di semi-colonie e le isole caraibiche e del Pacifico ricevono circa il 6% del valore aggiunto globale = +/- 1,5 mila miliardi €/$.
   È necessario a questo punto puntualizzare che iL PIL e le corrispondenti statistiche sul valore aggiunto dell’OECD, ONU e WB non misurano né esprimono i valori prodotti dalle nazioni del W1 o del W3. Almeno fino alle statistiche del 19904 il PIL e quindi il valore aggiunto nelle statistiche misuravano quello che i paesi del W1 o del W3 ricevevano. La proporzione nel 1990 era circa l’80% per il W1 e il 20% per W3, Russia e Cina. Dal 2000 si ha per il W1 il 70%, per il W3 + Cina il 30%. Il PIL pro capite del W1 è ora di 19.000 €/$, per il W3 + Cina 1.650 € = 4 € al giorno. Il rapporto W1/W3 del PIL è 19.000/1.650 = 13. Più di due milioni di persone in Africa, Bangladesh, Indonesia, Brasile ecc. ricevono 2 € o anche 1 € al giorno per la famiglia. Milioni di lavoratori lavorano per salari di 2 € per 10 ore al giorno.
   La verità è che la globalizzazione barbarica non ha aumentato ma ridotto la porzione del PIL aggregato globalmente e del valore aggiunto del W3 ed aumentato e non ridotto la porzione del W1. La ragione di ciò è basata sul fatto che il PIL non è uguale al valore aggiunto, anche a prescindere dall’ammortamento del capitale fisso.
   Valore aggiunto globale da lavoro mondiale = PIL globale – ammortamento del capitale fisso approssimativamente del 10% = 27.000 miliardi di €/$ x 90% = approssimativamente 25.000 miliardi €/$.


4.      La forza lavoro globale

   Il valore aggiunto globale prodotto dal lavoro mondiale è, secondo il Capitale di Marx, proporzionale al numero globale di lavoratori moltiplicato per la loro produttività. La produttività può essere presa in relazione alla produttività media del lavoro nel W1. Nel blocco di paesi imperialisti, il W1, il 66% della popolazione tra 18 e 64 anni lavora. Questa fetta di popolazione nel W1 è, a sua volta, il 60% della sua popolazione globale che è di un miliardo. La forza lavoro W1 è così 66% x 60% x 1 miliardo = 400 milioni.
   I salari di questi 400 milioni di lavoratori possono essere trovati nella tabella che segue5.
Tab. 1. Costo per ora del lavoro industriale x numero di lavoratori in milioni.
Totale annuale dei salari (miliardi di €)
USA
Germania occi.
Germania orient.
Giappone
UK
Francia
Italia
Spagna
Canada
Norvegia
Svizzera
Danimarca
Belgio
Finlandia
Olanda
Svezia
Austria
Lussemburgo
Irlanda
Grecia
Portogallo
Australia
22,44 x 130 m.
26,36 x 30 m.
16,43 x 8 m.
20,18 x 62 m.
19,89- x 27 m.
19,50 x 25 m.
16,60 x 24 m.
15,37 x 15 m.
17,44 x 14 m.
28,52 x 2 m.
26,24 x 3,3 m.
25,73 x 3 m.
23,35 x 4 m.
23,20 x 2,5 m.
22,64 x 6,6 m.
21,86 x 4,4 m.
21,64 x 3,4 m.
19,67 x 0,2 m.
17,17 x 1,4 m.
9,47 x 4 m.
6,59 x 5 m.
18,0 (est) x 8 m.
5.250 b.

1.670 b.
2.250 b.
966 b.
878 b.
720 b.
414 b.
439 b.
103 b.
157 b.
139 b.
167 b.
104 b.
245 b.
173 b.
133 b.
7 b.
43 b.
68 b.
60 b.
259 b.

TOTALE =                                             14.245 bn. or 14.245 miliardi €/$

Salario medio della classe operaia imperialista (W1) = 14.245T /400m = 35.613 €/$ per anno.
Numero dei lavoratori da Yearbooks nazionali e ONU.
(Costo del lavoro = salari pagati + contributi di previdenza sociale + vacanze).

   Il resto del PIL del W1 è ricevuto dai capitalisti sotto forma di plusvalore. Questo significa che il grado di sfruttamento apparente (plusvalore/salari) eguaglia il 90% di 19 mila miliardi (17 mila miliardi €/$) meno 14.245 di salari = 2,75 mila miliardi di plusvalore divisi per 14.245 mila miliadi di salari cioè 0,2 o 20%. Tuttavia questo rapporto di S/W = 20% non è reale perché ignora il plusvalore importato nel W1 dal Terzo Mondo e dalla Cina.
   Nel caso della Germania è data la media pesata dei salari dell’Est e dell’Ovest. Per il salario annuale totale il numero totale di ore che si è preso è 1.800.
   Il valore apparente creato dal lavoro nel W1 è uguale al 90% di 19 mila miliardi di €/$, cioè approssimativamente 17 mila miliardi.
   Questo significa 4.200 €/$ per anno per lavoratore. Applicando questo valore aggiunto apparente per i lavoratori W1 all’economia globale si ottiene una statistica minimale6 per il totale globale dei lavoratori con la stessa produttività dei lavoratori W1 (“W1”) = 90% del PIL globale (cioè valore aggiunto globale per anno) diviso per il valore aggiunto per anno del lavoratore tipo W1 = 25 mila miliardi/42.500 = approssimativamente 600 milioni. Secondo questo metodo il numero di lavoratori W3 arriva solo a 600 meno 400 = 200 milioni. Ma il numero di lavoratori W3 con produttività W1 è certamente maggiore di 200 milioni.


5.      I lavoratori del Terzo Mondo più la Cina
sfruttati dall’imperialismo

   Solo in Cina, il cui PIL eguaglia quello della California e che ora ha un PIL secondo solo agli USA7, la forza lavoro con produttività W1 è, per le ragioni dette, più che il suo valore aggiunto, 3,3 miliardi PIL x 90% diviso per il sopra detto 42.5000 = 75 milioni.
   India (7% del PIL mondiale) = 50 milioni;
   America Latina (con il metodo sopra) 2.000 miliardi/42.500 = 50 milioni;
   Africa (incluso Nord Africa) 500 miliardi/42.500 = 12 milioni;
   Europa Orientale ed ex URSS 1.200 miliardi/42.500 = 30 milioni;
   Asia-Pacifico (Sud Corea, Indonesia, Taiwan, ecc.) 700 miliardi/42.500 = 17 milioni;
   Vietnam, Cambogia, Laos, Nord Corea, Mongolia 500 miliardi/42.500 =  12 milioni;
   Sud Asia meno l’India 250 miliardi/42.500 = 6 milioni;
   Medio Oriente esclusa l’imperialista Israele 1200 miliardi/42.500 = 30 milioni;
   TOTALE lavoratori del Terzo Mondo sotto l’imperialismo = circa 300 milioni.


5.1.La forza lavoro globale ed il valore globale

   Per riassumere fino ad ora:

   VALORE AGGIUNTO:                                     FORZA LAVORO:
   W1 = circa 16 mila miliardi €/$                                W1 = 400 milioni
   W3 + Cina = circa 9 mila miliardi €/$                      W3 + Cina = 300 milioni
   Totale = 25 mila miliardi €/$                                    Totale = 700 milioni

   Così i lavoratori W1 sono 400/700 = 57% della forze lavoro globale, ma il W1 gode del (riceve) 16/25 = 64% del valore globale. Poiché il lavoro è la sola fonte del valore, questo è proporzionale al numero di lavoratori W1. Questo è solo possibile se il W1 riceve plusvalore dal W3 + Cina per l’ammontare del 64% meno 57% = 7% del valore aggiunto globale. L’effettiva distribuzione del valore aggiunto si trova considerando la produzione:
 
   W1: 400/700 x 25 mila miliardi €/$ (1,7 mila miliardi meno che per il PIL)
   W2: 300/700 x 25 mila miliardi €/$ = 10,7 mila miliardi €/$ (1,7 mila miliardi più che per il PIL)

    Evidentemente c’è un trasferimento di 1,7 mila miliardi €/$ per anno dal W3 + Cina al W1 (uguale all’interno PIL dell’America Latina!).



6.      Plusvalore negativo e pluslavoro

   Questo trasferimento di valore del W3 + Cina al W1 rappresenta plusvalore estratto dal Primo Mondo imperialista. Questo plusvalore rappresenta pluslavoro, cioè il lavoro in eccesso del lavoro che produce e riproduce il valore di scambio del lavoro W3 e con esso il valore d’uso di questo lavoro. Il pluslavoro coloniale e semicoloniale è come un dono dai lavoratori del Terzo Mondo ai capitalisti del Primo Mondo. Ma la classe capitalista ridistribuisce un poco di questo plusvalore e pluslavoro ai lavoratori del Primo Mondo?
   Questo è certo non solo praticamente, ma anche teoricamente, impossibile in termini della teoria del plusvalore e pluslavoro di Marx. Analizziamo questa questione.
   Abbiamo provato a mostrare che il salario medio W1 è sopra 35.000 €/$ per anno. Il salario totale del lavoro W1 è maggiore di 400 milioni x 35.000 €/$ all’anno.
   Abbiamo detto che il valore aggiunto W1 è 400/700 x 25 mila miliardi = 14,3 mila miliardi di €/$.
   Il plusvalore creato dal pluslavoro dei lavoratori del W1 è così 14,3 – 14 vale a dire quasi zero. In altre parole, il lavoro del Primo Mondo preso come un intero non produce plusvalore. Il plusvalore del W1 è di media zero.
   Zero pluslavoro e plusvalore riduce ad un media del salario per ora W1 di 14 mila miliardi diviso per (400 milioni x 1.800) ore o semplicemente 35.000 €/$ / 1800 = 19.444 €/$.
   La nostra tabella dei salari per ora del W1 rivela che i salari orari eccedono 19,44 €/$ per i seguenti paesi imperialisti.

Tab. 2. Salari per ora dei paesi del W1 (€/$)
Norvegia
Germania Ovest
Svizzera
Danimarca
Belgio
Finlandia
Olanda
USA
Svezia
Austria
Giappone
Gran Bretagna
Lussemburgo
Francia
28,52
26,36
26,24
25,73
23,35
23,20
22,64
22,44
21,86
21,64
20,18
19,89
19,67
19,50

   I lavoratori canadesi, irlandesi, italiani, tedeschi dell’Ovest e spagnoli (salari orari da 17,44 a 15,37 €/$) determinano dal 10 al 25% dei loro salari come plusvalore e da 45 minuti a due ore per giornata di 8 ore è il loro pluslavoro. Italia 18%, 1 ora, 20 minuti di pluslavoro per giornata di 8 ore.
   I lavoratori di questi paesi imperialistici ricevono plusvalore dai lavoratori e contadini del Terzo Mondo. Essi costituiscono un “proletariato imperialista” che super-sfrutta i lavoratori del Terzo Mondo.
   Il tasso internazionale di plusvalore o “grado di sfruttamento” dei lavoratori del Terzo Mondo e cinesi da parte dell’imperialismo è di 1,7 mila miliardi €/$ diviso per il totale dei salari per anno del W3 con la Cina di meno di 8 mila miliardi (la fetta di valore aggiunto globale del W3 più Cina) = 21,3%. Il tasso di plusvalore del Primo Mondo è (14,3 14)/14 = 2,15. Questi sono i rapporti economici fondamentali che sono richiesti per costruire la rispettiva strategia di lotta di classe dai lavoratori del Primo e del Terzo Mondo.


7.      L’argomento produttività

   La tesi che il “proletariato imperialista” (che Lenin ha chiamato il “proletariato borghese” nel suo lavoro sull’imperialismo) produce plusvalore zero o negativo implica che (con le eccezioni menzionate) i loro salari sono maggiori del loro “valore aggiunto”. La sinistra degli USA, dell’UE e del White Commonwealth rispondono a questo per mezzo di quello che potremmo chiamare “l’argomento della produttività”. Questo argomento asserisce che i salari del Primo Mondo sono più alti di quelli del Terzo perché il lavoro ha una produttività più alta. Il loro esempio più comune è che il lavoro agricolo USA è 6 volte più produttivo di quello asiatico o africano. A questo argomento replichiamo su due livelli. Ne deriva:
1) La classe capitalista imperialista (le multinazionali, i coloni, ecc.) perde finanziariamente dal pagare i lavoratori del W1 più dei loro salari, ma ne guadagna politicamente. Il “plusvalore negativo” è un sussidio per la loro lealtà alla classe imperialista ed ai suoi Stati contro i lavoratori ed i contadini del Terzo Mondo. Il “proletariato borghese” è un grandissimo collaboratore di classe. L’altra principale classe collaboratrice è la borghesia coloniale e la burocrazia del Terzo Mondo. Senza il supporto sociale e politico ed a volte anche militare del “proletariato imperialista” e della borghesia coloniale il capitalismo collasserebbe.
2)      Il rapporto dei salari dei lavoratori del Primo Mondo con quello del Terzo Mondo è più che il rapporto delle loro produttività. Questo si prova come segue, usando la nota differenza tra i tassi di plusvalore del Primo e del Terzo Mondo (plusvalore diviso per il salario) come misura dei tassi di sfruttamento relativi.
   Il rapporto della produttività del Primo con il Terzo Mondo (“p”) è:
   valore aggiunto annuale per i lavoratori del Primo Mondo/valore aggiunto annuale per lavoratore del Terzo Mondo per anno, cioè V1/V3.
   Ora V1 = (17 – 1,7)/400 m = 38.000 €/$.
   E V3 = (25 – 17 + 1,7 mila miliardi €)1800 m (la forza lavoro del Terzo Mondo inclusi i disoccupati è di circa 1,8 miliardi);
   V2 = 9,7 mila miliardi €/1800 m = 5.400 €/$.
   Così la produttività relativa del lavoro p del Primo Mondo nei confronti del Terzo = 38.000/5.400 = 7.
   Il rapporto dei salari è:
   Salario medio del Primo Mondo = 35.000 €/$.
   Totale medio dei salari del Terzo Mondo = 8 mila miliardi €/$ meno il plusvalore preso dall’imperialismo W1 e dalla borghesia coloniale W3 + la parte della burocrazia cinese che non è produttiva = circa 8 – 2 mila miliardi per l’imperialismo meno mille miliardi per la borghesia W3 e la classe non produttiva cinese = 5 mila miliardi. Così il salario medio del Terzo Mondo più Cina per lavoratore = 5 mila milioni €/1.800 milioni = 2.800 €/$. Così il rapporto dei salari del Primo e del Terzo Mondo = 35.000/2.800 = 12,5.
   Così il rapporto imperialistico tra i salari di 12,5 è più di quello della produttività imperialistica di 7. Il rapporto del salario imperialistico è 1,8 = quasi il doppio del rapporto di produttività imperialistico.
   Le cifre confutano l’argomento eurocentrico “della produttività” caro alla sinistra. La teoria del valore-lavoro conferma e sottolinea questa confutazione pratica. Tale contro-argomento teorico può essere espresso in forma algebrica come segue8.
   Il saggio di produttività relativa del lavoro del Primo Mondo sul lavoro del Terzo Mondo “p” è uguale al:
   Valore aggiunto per lavoratore del Primo Mondo/Valore aggiunto per lavoratore del Terzo Mondo ovvero:

p = (P1/N1) / (P3/N3) e ovvero: ( (1 + e1) V1 / (1 + e3) V3 ) x N3 / N1 (A)

dove e1 ed e3 sono i rispettivi gradi di sfruttamento, P: valore aggiunto: N: numero globale di lavoratori per “mondo”; V: salari per “mondo”; e.

P = V + S = V (1 + S/V) = V (1 + e)

    Il saggio dei salari Primo Mondo/Terzo Mondo,

w = (V1/N1) / (V3/N3) (B),

quindi da A/B:

w = ( (1 + e3) / (1 + e1) x P (C).

E poiché sotto l’imperialismo e3 è più grande di e1, w = più grande di p, cioè il saggio dei salari è più grande del saggio di produttività.


8.      La lotta di classe internazionale

   Oggettivamente, non soggettivamente per tutti i lavoratori, la lotta di classe del Primo Mondo tra lavoro e capitale rimane una lotta per la ripartizione del plusvalore imperialista. In parallelo c’è una lotta per la ripartizione del plusvalore imperialista. In parallelo c’è una lotta di classe del Terzo Mondo tra i lavoratori ed i contadini sfruttati dall’imperialismo da una parte e dall’altra parte non solo la borghesia nazionale neo-colonialista che collabora con l’imperialismo, ma, e sempre più con l’avvento della globalizzazione, anche le multinazionali, le colonie e gli Stati imperialisti.
   Sotto la globalizzazione imperialista, con il rapido incrementare degli investimenti diretti esteri (IDE), i lavoratori del Terzo Mondo stanno sempre più facendo una lotta di classe internazionale nel Terzo Mondo stesso. Le più recenti sono le lotte contro le invasioni guidate dagli USA dopo l’11 settembre dell’Afghanistan nel 2002 e dell’Iraq nel 2003-2004. Queste lotte sono fatte principalmente (ma dopo l’11 settembre non solo!) in “paesi arretrati”. “Paesi arretrati” principali come la Russia, la Cina, Cuba, Vietnam, Cambogia e Nord Corea si sono, per almeno mezzo secolo in ciascun caso, liberate dall’imperialismo per mezzo di rivoluzioni sociali socialiste. Nessun “paese avanzato” ha fatto tali rivoluzioni. I “paesi arretrati” erano avanzati e quelli avanzati arretrati. Questa realtà storica è un avvertimento ed una lezione per tutti i socialisti ed i loro proletari “avanzati”. L’idea che i lavoratori europei, USA, ecc. possono e devono condurre quelli asiatici, africani, ecc. è pericolosamente falsa. Fino ad ora sono stati i lavoratori del Terzo Mondo che hanno guidato quelli del Primo Mondo.
   La realtà storica di questo XX secolo ha confermato la teoria della rivoluzione permanente prodotta da Leon Trotzky nel 1905. Questa teoria prevedeva una catena di rivoluzioni sociali in una serie di paesi arretrati. Questa teoria è stata confermata da, e dopo, la rivoluzione russa del 1917 nell’impero ex zarista e poi dalla rivoluzione cinese del 1949 nel Sud-Est Asia, e da Cuba. Allo stesso tempo queste rivoluzioni sociali erano lotte tra paesi coloniali/semicoloniali e paesi imperialisti (per esempio Cina contro Giappone, Vietnam contro Francia, Cuba contro USA).
   Mentre la teoria della rivoluzione permanente si concentrava specialmente sulla lotta di classe entro i paesi, la realtà ha mostrato che vi erano, allo stesso tempo, lotte guidate dalle classi (per esempio lotte di contadini guidate dai lavoratori) tra paesi (per esempio Cina contro Giappone, Nord Corea contro USA). Queste lotte erano tra paesi arretrati coloniali e paesi capitalisti avanzati. Esse erano letteralmente internazionali. Questo tipo di lotte può essere chiamato una “liberazione permanente” che combina lotte nazionali e di classe su scala mondiale9.
   Tutte queste lotte sono anti-imperialiste. Esse vedono partecipi come protagonisti i lavoratori del Terzo Mondo in lotte di classe contro le multinazionali ed i monopoli del petrolio, dell’oro, di altri minerali, ed agricole, ed anche contro la Banca Mondiale, il FMI e la WTO. I lavoratori e contadini del Terzo Mondo hanno bisogno di continue azioni di solidarietà attiva e di studio da parte dei lavoratori del Primo Mondo.
   Le gigantesche marce e dimostrazioni della Stop the War Coalition in Gran Bretagna erano azioni di solidarietà importanti non solo per i lavoratori britannici (che erano, in ogni caso, una minoranza nelle marce per lo più composte dalla classe media, compresa la marcia dei due milioni il 15 febbraio 2003), ma anche per il popolo iracheno. Queste azioni di solidarietà hanno dato supporto politico alla coraggiosa lotta irachena contro gli invasori USA, britannici ed italiani. La lotta irachena ha riformato questi tradizionali movimenti di resistenza anti-fascisti ed anti-imperialisti, basati sulla non-collaborazione con l’imperialismo ed i suoi alleati. Questa solidarietà e questa resistenza e non-collaborazione valgono ugualmente per la lotta di liberazione palestinese dall’imperialismo israeliano e le colonie ebree in tutta la Palestina.
   Tutte le lotte anti-imperialiste in tutti i paesi formano la strada verso il socialismo. Lo scopo fondamentale del socialismo e del comunismo è sicuramente la distruzione e la liberazione dall’imperialismo ovunque. In questa grande impresa c’è ampio spazio e molta necessità di lotte di classe anti-imperialiste fatte anche dal proletariato del Primo Mondo.


1 Aggiornamento di tesi esposte in Colonialism Today, Londra, 1962, Dar es Salaam,
1988 (Colonialismo Oggi, Milano, 1970, El Imperialismo Hoy, Madrid, 1976), Processo Capitalista, Milano, 1974 e La Plusvalia Oculta, Madrid, 1978, The Marxist Bases of Anti-Imperialism. È il concetto di valore aggiunto su una scala globale internazionale. Le nostre statistiche sono state prese da cifre del PIL dopo aver sottrato il valore del capitale fisso consumato e rimpiazzato. Questa sottrazione va dal 10% al 20% negli Year books dell’XI secolo dell’UE e dell’ONU. Il valore aggiunto considerato nazionalmente e globalmente è la misura del tempo di lavoro nazionale e globale. Il valore aggiunto è dato in dollari USA o euro. Il tempo di lavoro è proporzionale al numero di lavoratori considerati nazionalmente e globalmente. Il valore della forza lavoro di questi lavoratori è dato da, ed è proporzionale a, i loro salari e stipendi. 
2  “National Institute Economic Review” (NIESR), 25/10/02 e sgg. 
3 Vediamo la Cina come uno stato post- o non-capitalista creato dai lavoratori e contadini cinesi nella loro epica rivoluzione del 1949 che ha trionfato sulla borghesia cinese guidata da Chang kai Shek e sull’invasione imperialista giapponese. Pensiamo che gli imperialismi USA< UE e giapponese non siano riusciti fino ad ora ad estendere alla Cina la controrivoluzione che ha buttato giu l’URSS. Non accettiamo il concetto non-marxista euroamericano di sinistra di capitalismo di Stato, reinventato agli inizi degli anni ’40 da Tony Cliff dopo che Bruno Rizzi, Burnham, Schachtman e Dwight MacDonald negli anni ’30 avevano proposto attacchi simili ad alcuni settori della burocrazia stalinista, tutti criticati da Trotzky nel 1936 nel suo La Rivoluzione Tradita. 
4  Vital World Statistics, “The Economist”, London 1990. 
5  Cologne Institute for Business Research, 2003. 
6 Questa statistica è minimale in quanto assume che non vi sia surplus imperialista nei salari dei W1. Tuttavia, è possibile da parte dei lavoratori W1 estrarre parte del plusvalore imperialista per mezzo di negoziati sindacali e scioperi.
7 Il World Investment Report e le multinazionali a New York e Ginevra mostrano che, tra l’altro, le 84 persone più ricche in W1 sono più ricche del PIL cinese. L’Observer n. 215, 1999 e l’OECD Report 2003 mostrano che la Cina, ad un tasso di incremento del PIL di 5,5% all’anno, raggiungerebbe gli USA nel 2020.
8 Ibid., pp. 139-154. Nel 1950 durante la preparazione di “300 Years”, la prima storia non razzista del Sudafrica (pubblicata a Cape Town dalla New Era Fellowship nel 1952) l’autore ha scoperto per la prima volta che i salari dei lavoratori imperialisti erano più alti del valore che aggiungevano alla produzione delle merci. Il caso era che i lavoratori razzisti bianchi delle miniere d’oro britanniche sul Witwatersrand, centrato a Johannesburg, guadagnavano più di quello che producevano. Questi lavoratori europei stavano – e stanno ancora – sfruttando i minatori africani. Questo non era un caso eccezionale, perché il Sudafrica è stato per 350 anni una miniatura dell’”apartheid su scala mondiale”.
9 H. Jaffe, Review of International Struggles, THINK, Cape Town, dicembre 1998; H. Jaffe, La liberazione permanente e la guerra dei mondi, Jaca Book, Milano 2000, cap. 5.

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