luni, 15 octombrie 2012

Il ruolo controrivoluzionario del proletariato occidentale e dei suoi partiti socialdemocratici o stalinisti durante la fase imperialistica del capitalismo




In periodo di stagnazione e di regresso, quali le crisi mondiali tendono a determinare su larga scala, la dimensione spirituale tende a disinnescare un contatto esplosivo fra forze e rapporti di produzione, e a riconciliarli. Un esempio di tale riconciliazione era quella coscienza sociale, di classe, nota a Marx, Engels e Lenin come l'imborghesimento del proletariato occidentale, durante la fase imperialistica del capitalismo. Questo era un processo generale nei paesi dell'OCSE (esclusa la Turchia). Il razzismo del proletariato imperialistico è una componente reazionaria della dimensione spirituale del sistema-mondo. Una componente correlata è il ruolo non rivoluzionario e anche controrivoluzionario del proletariato occidentale rispetto alle attese e ai desideri di Engels, Lenin, Trockij. I "trockisti" operanti dopo la morte di Trockij e altri gruppi politicamente emarginati non ascrivono questo ruolo non rivoluzionario agli interessi individuali che questi lavoratori hanno nei superprofitti e nel consumismo. Questa sarebbe una spiegazione marxista accettabile e valida dello sviluppo di questa particolare forma di dimensione spirituale nella classe lavoratrice occidentale. Al contrario, tali gruppi hanno "spiegato" la coscienza imborghesita, prodottasi per ragioni oggettive, attribuendone le conseguenze politiche ai "tradimenti" della Seconda e della Terza Internazionale. È fuori discussione, nell'evidenza della realtà, che la Seconda e la Terza Internazionale (stalinista quest'ultima), successive alla prima guerra mondiale, abbiano tradito gli interessi strategici del proletariato mondiale in molti modi e in molti casi. Ma queste Internazionali riflettevano in modo via via crescente gli interessi reazionari del proletariato-borghese, i suoi immediati interessi egoistici nell'imperialismo, contrari ai suoi interessi di fondo a lungo termine sia rispetto all'imperialismo che rispetto a sé.
In questo caso, mettendo sotto accusa determinati elementi della dimensione spirituale (fattori internazionali, burocrati sindacalisti, leaders di partito, come Stalin, Togliatti ecc., o gli attuali partiti) si fraintendeva il ruolo della dimensione spirituale e lo si esagerava. Gli operai in questione tradivano se stessi nella stessa misura in cui venivano traditi dai loro partiti socialdemocratici o stalinisti. In paesi quali l'Italia, la Francia, la Spagna, come nella maggior parte dei paesi occidentali, con la fine della guerra i partiti comunisti hanno mostrato in misura sempre maggiore il loro lato nazionalistico. Non erano mai stati, di fatto, stalinisti al cento per cento, anche se in qualche caso hanno dimostrato la loro fede in Stalin più lealmente degli stessi sostenitori di Stalin in URSS.
Ad esempio, Togliatti era contrario al Rapporto di Chruščëv al XX Congresso, nel 1956, sui processi di Stalin a Mosca, nei quali quasi l'intera leadership rivoluzionaria cadde sotto accuse montate, fu torturata e giustiziata. Ma Togliatti andò oltre: Chruščëv, nel 1967, in un teatro, dopo aver perduto il potere, quando gli venne chiesto perché non avesse riabilitato Bucharin, Rykov e altri, dichiarò che l'opposizione era stata troppo forte. L'opposizione più forte, di fatto, venne espressa non dall'interno della burocrazia dell'URSS, ma da Togliatti, capo del Partito Comunista Italiano, e da Thorez, in quel momento capo del Partito Comunista Francese. Neppure Gramsci fu senza macchia rispetto allo stalinismo, nonostante l'immagine che ne danno i suoi ammiratori e fedeli. Al contrario, fin dall’inizio questi partiti nell'Europa occidentale ebbero una visione nazionalistica, che ad un tempo riflesse e guidò il pensiero e la prassi dei loro iscritti secondo la nazione di appartenenza. Togliatti, ad esempio, durante l’invasione fascista dell’Etiopia, lanciò il suo famoso “Apello ai Fascisti”, nel quale dichiarava che il suo partito, il PCI, era il vero portabandiera degli “ideali” del partito di Mussolini. E dieci anni dopo, finita la guerra, insieme con Nenni richiese la restituzione delle ex-colonie italiane perdute. Infine, quasi tutti i partiti comunisti dell’Europa occidentale sono diventati eurocomunisti e il PCI è arrivato al punto di appoggiare la NATO, costituita nel 1949 contro Stalin e l’URSS. Il loro contenuto stalinista si è ridotto fino a che oggi essi sono partiti socialdemocratici e nazionalistici come quelli della Seconda Internazionale. Se ne è avuta la conferma con la visita di Occhetto negli USA, dove è stato ricevuto dal presidente Bush, che lo ha accolto come un padre può accogliere un figliuol prodigo. Similmente, i partiti comunisti dell’Europa occidentale, che erano contrari alla CEE a metà degli anni sessanta, sono diventati tutti sostenitori dell’Europa. Inoltre, hanno attivamente appoggiato l’imperialismo del loro paese per ottenere contratti in paesi quali l’Algeria, la Somalia, il Mozambico, l’Angola.
Questo cambiamento nelle proporzioni delle componenti di stalinismo e di nazionalismo proprie della dimensione spirituale di questi partiti non è stato “spontaneo” (V.I. Lenin, “Sulla coscienza”, in Empirico-Criticismo). Esso ha espresso l’”imborghesimento” delle rispettive classi lavoratrici. Questo imborghesimento, molto rapido durante il boom successivo alla guerra, quando l’Italia registrò i più veloci ritmi di sviluppo economico di tutto l’Occidente, era in parte basato su risorse fresche di mano d’opera e di beni, ivi compresi i prodotti della Mafia e dell’”economia sommersa”, provenienti dalla Calabria, dalla Sardegna, dalla Sicilia e dal Mezzogiorno, ossia, in una certa misura, da una divisione Nord-Sud. Ma, soprattutto, l’imborghesimento della classe lavoratrice, che si manifestava nel suo consumismo e nella sua alienazione crescenti, derivava dai superprofitti che fluivano in dosi massicce in Italia dopo la fine della guerra da molti paesi semicoloniali dell’Africa, del Centro e del Sud America, del Medio Oriente. I lavoratori, in questo senso, “tradirono” se stessi, in quanto partecipi del “sistema”. Non corrisponde alla realtà storica “accusare” soltanto i loro leaders e i loro partiti. Infatti la dimensione spirituale che loro pertiene ha le sue radici nei rapporti di produzione. 

Hosea Jaffe – “Progresso e nazione: economia ed ecologia”, Jaca Book, 1990




I socialisti e i comunisti occidentali e la loro parte nell'imperialismo: http://nocturnalprivatecares.blogspot.ro/2013/01/i-socialisti-e-i-comunisti-occidentali.html

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