luni, 15 octombrie 2012

Quando la teoria dell’”esercito di riserva” e le spiegazioni “economiciste” non rendono ragione del fenomeno dei bassi salari


La produzione è relativamente bassa nelle regioni coloniali. La produzione legata all’allevamento è così bassa nelle “colonie”, in relazione ai paesi imperialistici, che esse contano solo il 22% della produzione mondiale di carne e il 21% della produzione mondiale di latte (con più di metà della popolazione mondiale) e buona parte di tali prodotti è esportata per essere consumata nei paesi capitalistici.
   Il rapporto produzione di sussistenze (coloniale)/produzione di sussistenze (imperialista) è minore del saggio reciproco delle rispettive popolazioni (4/1). La monocultura dedita alla coltivazione di materie prime riduce ulteriormente la produzione di sussistenze (coloniale). Infine e soprattutto, la produzione di sussistenze (coloniale) è resa minima dai sovrapprofitti e quindi dai “sottosalari” che costituiscono il vero fondamento dell’economia dell’imperialismo. Il sistema del lavoro coloniale a buon mercato è mantenuto attraverso l’esercito, la polizia, l’apartheid, il monopartitismo, ecc., attraverso la dittatura operante nell’interesse dell’imperialismo, attraverso la dittatura diretta delle compagnie sui lavoratori, attraverso i sistemi delle Riserve e delle Recinzioni, con l’apartheid, con l’emigrazione, col reclutamento e il controllo del lavoro; e non innanzitutto attraverso la “disoccupazione di massa”, o “l’esercito di riserva dei disoccupati”, come gridano i liberal-socialisti europei col loro ordinato “economicismo” che costituisce, nelle circostanze appena menzionate, un’apologia per i monopoli statunitensi ed europei occidentali e delle altre agenzie imperialiste in Africa, in America Latina e in Asia.
La teoria dell’”esercito di riserva” è nondimeno sostenuta dai “neo-marxisti” europei, ad esempio da Mandel (un trotskista che non conserva nessuna somiglianza con gli insegnamenti di Trotsky), nel Trattato... (cit): “La causa economica fondamentale del basso livello dei salari coloniali – e quindi dei sovrapprofitti coloniali (altrove Mandel spiega i superprofitti per mezzo della differenza di “produttività”) – consiste nell’esistenza di un enorme esercito industriale di riserva nei paesi coloniali e semicoloniali” (vol. II, p. 110). Mandel, Bettelheim e altri economisti della “Scuola europea” sostituiscono spiegazioni “economiciste” (nel senso usato da Lenin nel Che fare? e in altri scritti di critica all’economicismo) alle spiegazioni storiche. Non c’è, ad esempio, una spiegazione “economica” dei bassi salari in Africa, Asia, America Latina. C’è un’unica, dialettica, globale, spiegazione: l’insieme dei metodi colonialisti, che non possono essere “spezzati” in cause “economiche”, “sociali” e “politiche”. Il colonialismo è un sistema unitario di super-oppressione e super-sfruttamento, e proporre solo spiegazioni “economiche” (che in ogni caso sarebbero errate per il problema dei bassi salari) significa trascurare la natura superoppressiva del colonialismo (esempi: l’apartheid, il governo indiretto, i Bantustans, gli abusi del tradizionalismo tribale, il divide et impera, il “socialismo africano” e altri espedienti dell’imperialismo che questo ha conficcato nel sistema “economico”).


Hosea Jaffe - “Processo capitalista e teoria dell'accumulazione” (Jaca Book, 1973)


http://nocturnalprivatecares.blogspot.ro/2012/08/la-divisione-industria-primaria.html

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