joi, 20 decembrie 2012

Se la produzione e la distribuzione fossero organizzate e pianificate per l’eguaglianza inter-nazionale...



    L’eguaglianza inter-nazionale è un rapporto esterno con gli altri stati. Le “razze” saranno cancellate assieme alle classi a patto che avvenga lo sganciamento e la liberazione dalle catene dell’imperialismo. In un modo di produzione e in una formazione sociale post-capitalistici, i fondamentali diritti e identità – religiosi, linguistici, personali – si svilupperanno all’interno di uno spazio “sganciato” e “liberato dalle catene”. La libertà e l’identità dell’individuo sono in funzione della rottura e della ricostruzione antimperialistiche. L’errore e l’illusione grossolani dei progressisti dell’Occidente consistono nel preconizzare e nel tentare cambiamenti radicali all’infuori e indipendentemente da una simile rottura costruttiva. Non è difficile capire perché intendere ed accettare questo sia tanto ostico per l’Occidente.
   La ragione non è nazionale ma inter-nazionale: se si parificano le nazioni, quelle europee perderanno, dal punto di vista materiale, quanto quelle africane e asiatiche guadagneranno. La sinistra trova difficile accettare che il “socialismo”, se esso significa anche internazionalismo, deve comportare la parificazione delle nazioni e pertanto un immenso abbassamento della produzione urbana, della distribuzione, dei redditi e dei livelli di vita materiale dei paesi occidentali. Il “socialismo”, però, volgarizzando la massima “da ognuno... a ognuno”, è divenuto così consumistico che la sua vecchia “felicità” è diventata un idillio e un sogno, nel migliore dei casi dimenticato e sostituito dalla parola d’ordine consumistica. Affinché l’Ovest si sganci e si liberi dalle catene del suo lato peggiore – la reificazione, la sconfitta della spiritualità umana da parte della merce, del valore di scambio e del profitto – occorre esaminare fino in fondo se si deve servire la causa del progresso generale.
   A questo fine sarebbe utile considerare se la massima individualistica “da ognuno... a ognuno” può essere realizzata senza dare priorità storica, attraverso una necessaria “transizione” rappresentata da un modo di produzione antimperialistico, alla massima: “da ogni nazione secondo le sue capacità; a ogni nazione secondo i suoi bisogni”.
   Con questa eguaglianza inter-nazionale quale suo fine, ogni stato-nazione, politicamente “sganciato”, respinge la concezione stalinista, reazionaria e irrealizzabile, del “socialismo in un solo paese”, a favore dell’inter-nazionalismo antimperialistico, prestando sempre attenzione fuori dei suoi confini per tentare di estendere la liberazione nazionale e l’eguaglianza a livello regionale, continentale, e anche oltre. Quindi, un Sudafrica post-apartheid, benché a proprie spese, si darà subito da fare per elevare la capacità produttiva e la produttività dei vicini Lesotho, Botswana, Mozambico, Angola, fino, almeno, allo stesso livello sudafricano; abolirà lo scambio ineguale e introdurrà lo scambio eguale; porrà fine al sistema della migrazione dei lavoratori, aiuterà questi paesi a svincolarsi dall’abbraccio mortale della Convenzione di Lomé della CEE [sostituita nel 2000 dalla Convenzione di Cotonou, che continua a gestire i rapporti di “cooperazione allo sviluppo” tra i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico da un parte ed i paesi dell'Unione Europea dall’altra], del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale.
  Sebbene la concezione dello “sganciamento” di Samir Amin preveda differenti leggi del valore nazionale, tenendo conto delle differenti produttività nazionali (Samir Amin, La teoria dello sganciamento, Diffusioni 84, Milano 1988), la legge del valore dell’economia mondiale, che usa come riferimento la produttività più alta 7 quale “lavoro socialmente necessario”, non può essere trascurata in ogni economia nazionale, per quanto autarchica, come l’esperienza di tutti i paesi “socialisti” ha confermato. Possono essere attenuati alcuni degli aspetti peggiori di una crisi, come la disoccupazione di massa, ma non è possibile isolare l’economia nazionale al riparo della legge del valore (di scambio) dell’economia globale. Qualunque stratagemma si tenti, questa legge penetrerà attraverso i confini di ogni nazione, portata dalle materie prime, dai combustibili, dall’oro e dalle valute forti.
   Se la produzione e la distribuzione sono organizzate e pianificate non per l’eguaglianza individuale ma, in primo luogo, per l’eguaglianza inter-nazionale, esse urteranno contro la legge del valore del sistema-mondo fintanto che l’imperialismo rimane dominante su scala mondiale. La produzione e la distribuzione non si possono basare, per molto tempo, sui valori d’uso e sarà una lotta difficile, spesso perdente, fare del valore d’uso lo scopo dell’economia. Ma non si può evitare questa lotta se deve esserci progresso. La produzione di valori d’uso che siano consumati produttivamente e personalmente nel processo che tenta di colmare il divario Ovest-Sud, Sud-Sud, Ovest-Est e Est-Est (la causa locale della “questione nazionale” in Jugoslavia e tra Armeni e Zeri ecc.), non è utopistica bensì è una componente fondamentale e necessaria della fase (o modo) antimperialistico. La lotta tra valore d’uso e valore di scambio assumerà pertanto un carattere antimperialistico.
   Ogni nazione che abbia raggiunto la liberazione avrà così due leggi del valore tra loro in conflitto: la legge del valore (di scambio) del sistema-mondo e la legge del valore d’uso antimperialistico, inter-nazionale (e per questo, talvolta, all’apparenza anti-nazionale). Entrambe sono inter-nazionali, l’una rientra nei rapporti di dipendenza Ovest-Sud e Ovest-Est, l’altra tende a spezzare questi assi del sistema-mondo.
   Una legge del valore d’uso dovrebbe comprendere la parificazione dei salari nazionali, rurale e urbano, contadino e proletario, attorno alla media nazionale. Lo stesso per i salari del lavoro cosiddetto qualificato e del lavoro non qualificato, dei colletti bianchi e dei colletti blu. Il salario medio mondiale, che, come afferma anche Amin, è il valore della forza-lavoro su scala mondiale, tenderebbe così a diventare un salario medio nazionale generalizzato, cosicché i “valori della forza-lavoro” nazionali tenderebbero al valore della forza-lavoro mondiale. A tutt’oggi esso ammonta a circa 5.000 dollari all’anno (10.000 miliardi di dollari diviso per 2 miliardi di produttori), che risulta essere un salario molto elevato per la maggior parte dei contadini e degli operai del mondo. Far valere una legge del valore (di scambio) nazionale per la forza-lavoro non dovrebbe, pertanto, necessariamente essere in contrasto con la (astratta) legge del valore dell’economia-mondo così come è applicata a questa merce, che è poi la merce fondamentale per tutte le formazioni sociali che sono regolate dalla legge del valore di scambio. Poiché il costo reale della produzione e della riproduzione della forza-lavoro a livello nazionale si avvicina al valore mondiale della forza-lavoro (in senso discendente e ascendente, rispettivamente all’Ovest e nel Sud), i valori d’uso delle varie forze-lavoro nazionali “sganciate” si eguaglierebbero: perderebbero i loro aspetti di merce diversificati e alienati. Tutti i produttori riceverebbero quindi più o meno la stessa quantità (e qualità) di valori d’uso. I loro salari reali verrebbero eguagliati.
   I surplus nazionali verrebbero necessariamente redistribuiti dallo “stato”, attraverso i suoi organi centralizzati nazionali e locali, controllati o diretti in modo democratico. La centralizzazione e la redistribuzione del surplus verrebbe sempre contrastata dalla penetrazione del mercato mondiale attraverso i mercati nazionali e questo sarà inevitabile e necessario stante la lotta tra distribuzione ai fini del valore d’uso e distribuzione per mezzo e ai fini del valore di scambio (e pertanto, tendenzialmente, per il profitto). L’allocazione, basata sul valore d’uso, del surplus nazionale comprende il suo valore d’uso antimperialistico, sia all’interno che all’esterno dell’entità nazionale “sganciata”. L’antimperialismo costituirebbe la motivazione principale della raccolta e della redistribuzione del surplus e della sua stessa produzione.
   I principi del valore d’uso e dell’antimperialismo sono ciò che distingue una economia sganciata e liberata dalle catene da quella del “socialismo in un solo paese” stalinista (o socialdemocratico).

7   In Il colonialismo oggi, Jaca Book, Milano 1970; Processo capitalista, Jaca Book, Milano 1973; Stagnazione e sviluppo economico, Jaca Book, Milano 1986 e nei saggi pubblicati in Marx centouno, n. 6, Milano 1987 e in Socialism in the World, Belgrado 1987, lo scrivente ha sviluppato il metodo per definire la produttività secondo il rapporto “valore aggiunto”/numero dei lavoratori universali. Le produttività nazionali di Amin utilizzano i “lavoratori nazionali” quali divisori (ma i suoi redditi nazionali sono valutati in riferimento ai valori mondializzati).


Hosea Jaffe - “Progresso e nazione" (Jaca Book, 1990)



L’ineguaglianza del reddito, sia globale che individuale, tra l’”Ovest” da una parte e il “Sud” e l’”Est” dall’altra: 
http://nocturnalprivatecares.blogspot.ro/2012/12/lineguaglianza-del-reddito-sia-globale.html

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