sâmbătă, 5 octombrie 2013

Le guerre di conquista coloniale in America (1492-1900)

   Il capitalismo coloniale europeo non sarebbe mai riuscito a conquistare le Americhe senza l’aiuto dei suoi emigranti. Nel caso del Brasile, occupato dal 1500 quando vi sbarcò Cabral, portoghesi, tedeschi, britannici, ebrei espulsi dalla Spagna e dal Portogallo nel 1492 furono tra i più antichi colonizzatori, razziando schiavi dalle coste dell’Africa Occidentale e spedendoli ai proprietari di piantagioni in Brasile. I brasiliani europei furono sfruttatori razzisti degli amerindi per circa cinque secoli. Non e possibile comprendere il colonialismo in Brasile senza una conoscenza approfondita della storia dei colonizzatori europei del Brasile9. Fra i coloni c’erano ebrei perseguitati nei ghetti anti-arabi e anti-ebrei e nelle espulsioni dal Portogallo nel XIV e XV secolo. Gli ebrei perseguitati divennero schiavisti e persecutori degli indios e degli africani in Brasile, nelle Azzorre e nelle Canarie. Perfino Rembrandt illustrò libri per gli ebrei che scappavano dall’anti-semitismo di Amsterdam per diventare “Signori degli schiavi” nelle Indie Orientali olandesi10. In modo simile i lavoratori viticoli non-europei colonizzati in Sudafrica sono stati per tre secoli vittime degli ugonotti che erano scappati al Capo dai massacri seguiti alla revoca dell’Editto di Nantes nelle città del Languedoc e nella stessa Parigi.
   Malgrado le presunte ragioni (povertà, persecuzuibu religiose, ecc.) dell’emigrazione di francesi, italiani, inglesi e altri colonizzatori dell’America e dell’Africa, non può esserci giustificazione nei casi in cui gli occupanti, che pure scappavano dalla loro miseria, hanno commesso genocidio ed espropriato gli indigeni come in Brasile, Argentina, Canada, Australia e Stati Uniti. Questi sono alcuni dei nostri “limiti” riguardo agli emigrati e contadini europei, inclusi quelli dell’Italia del Sud. Per noi questi territori di sfruttamento sono stati e sono tuttora largamente di natura colonialista, molto dopo che l’imperialismo ha trasformato contadini poveri in piccoli borghesi.
   Fino a tutt’oggi l’emigrazione europea ha fatto sì che la popolazione brasiliana diventasse la metà di quella del Sudamerica. Gli emigranti che arrivarono dopo la “scoperta” del Brasile da parte del navigatore portoghese Pedro Alvares Cabral e poi dai viaggi di Amerigo Vespucci (1451-1512) usarono gli “indiani” come soldati (contro i rivali olandesi e francesi) e come schiavi. Quelli che scapparono furono cacciati e uccisi dai coloni dal XVI al XVIII secolo. “La colonizzazione portoghese causo la scomparsa di varie tribù e in generale la diminuzione della loro consistenza numerica, la quale scese da alcuni milioni nel XVI secolo a poche centinaia di migliaia alla fine del XX secolo”11. In pratica la conquista del Brasile sterminò una popolazione che sarebbe stata, oggi, uguale a quella attuale del Brasile.
   Durante questo genocidio i coloni importarono circa quattro milioni di schiavi dalle colonie portoghesi dell’Africa Occidentale dal XVI al XIX secolo. Molti scapparono verso l’interno (“quilombos”). Solo nel XIX secolo cinque milioni di europei emigrarono in Brasile. Molti si dedicarono alla caccia agli schiavi con spedizioni militari verso l’interno, attrati dalle “corse all’oro” e dai prezzi della merce brasiliana (zucchero, caffè) sui mercati mondiali. In tutto questo, la ricerca di forza lavoro a basso costo da parte dei coloni fu agevolata dagli aiuti delle missioni gesuite.
   Dalla meta del XIX secolo, quando gli schiavi furono liberati, divenne pratica comune per il 62% dei coloni brasiliani “bianchi” di tutte le classi sociali non impiegare schiavi liberati, che furono lasciati morire di fame e di stenti fino a che si riorganizzarono nelle grandi città di San Paolo, Rio de Janeiro e Bahia. Questa migrazione ha causato il raddoppio della popolazione urbana, che ha raggiunto il 66% di quella totale nel 2000. La tirannia razzista della colonizzazione era continuata dopo le vittoriose lotte per l’indipendenza che nel 1822 diedero vita all’”impero del Brasile”, sotto il principe Dom Pedro, discendente della monarchia portoghese.
   Il genocidio praticato dai coloni in Brasile fu il modello per il resto del Sudamerica, ad eccezione dell’impero inca. Quest’ultimo era un modello di produzione e di formazione sociale di tipo dispotico-comunitario, a differenza della maggior parte del resto del Sudamerica dove i coloni sfruttarono un modo comunitario di produzione composto da raccoglitori, cacciatori e pastori organizzati in domini comunitari (le cosiddette “tribù”), reami e anche società matriarcali. I coloni trovarono più facile spazzare via la resistenza in queste società “comuniste primitive” (così come individuate da Marx) comparate con le più grandi e socialmente più evolute società comunitarie dispotiche come gli inca, i maya e gli aztechi.
   In Argentina, Uruguay, Paraguay, Venezuela, Colombia, Cile, Guyana e Suriname la caccia sanguinaria agli schiavi e il genocidio degli indios furono il primo compito degli emigranti dall’Europa, specialmente spagnoli e italiani, il cui “lavoro” principale e specializzato era l’attuazione di un vero progetto di genocidio pianificato degli indios; si pensi che questi ultimi erano mezzo milione prima dell’inizio della colonizzazione dell’Argentina nel 1500, ma che ora sono ridotti a meno di 100.000 (invece delle decine di milioni che costituirebbero la popolazione normale dopo 500 anni).
   In Argentina gli immigranti venivano soprattutto dalla Spagna (31%) e dall’Italia (44%), ma anche dal Cile e da altri Stati sudamericani. Nel 1800 i “bianchi” erano una minoranza di circa 400.000 abitanti, ma dal 1857 al 1939 si erano aggiunti un totale netto di tre milioni e mezzo di coloni europei12. Il genocidio degli “indiani” da parte dei coloni fu una normale attività in Argentina, Cile13, Uruguay e Paraguay dopo la conquista spagnola nel XVI secolo, e in Suriname dopo la conquista da parte dell’Olanda e la messa in schiavitù. In queste colonie il sistema sociale sconfitto era quello del “tribalismo” o del “comunismo primitivo” di cacciatori, pastori e raccoglitori e coltivatori stagionali. La presenza contemporanea di coloni e società comunitarie (e schiavi nel caso del Suriname sotto il dominio della Dutch West Indian Company nel XVII e XVII secolo) permise la formazione di un tipo di colonizzazione razzista e genocida, sul modello selvaggio del Sudafrica.
   D’altra parte, quando gli spagnoli conquistarono strutture sociali dispotiche comunitarie, come quelle degli incas in Peru, degli aztechi in Messico e la grande civilta andina in Bolivia14, Venezuela, Colombia ed Ecuador, non riuscirono a spazzare via la massa dei popoli conquistati malgrado genocidi barbarici (menzionati, come abbiamo visto, dallo stesso Marx). In queste colonie le guerre di conquista del XVI secolo divennero motivi di rivalsa nel XX e XXI secolo.
   I preti cattolici che misero a morte i ribelli maya inventarono la teoria di una rivolta contadina contro una teocrazia per spiegare il collasso imposto ad una grande civilta. In realta Chichén-Itzà, Copán, Tajìn e altre città-Stato dei maya erano molto laiche e il loro Dio principale era “il tempo”. I numerosi sopravissuti furono massacrati dagli stessi spagnoli che avevano ammirato le loro città15.
   De Alvarado, de Cordoba, de Montejo e lo stesso Hernan Cortes intrapresero una sanguinosa conquista nel 1521 che alla fine sconfisse la resistenza dei maya nel 1546. La Spagna uso la regola del “divide et impera” nella suddivisiona delle tribù per evitare focolai di resistenza. “I maya della penisola (Yucatán) furono atterritidalla crudelta spagnola, le truppe spagnole insieme con i coloni e i preti massacrarono i loro convertiti maya durante la luna piena dell’8 novembre 1546. La città-Stato guatemalteca dei quiché, Utatlán, cadde di fronte agli spagnoli e ai loro alleati messicani nel 1524, ma il sole nel cielo divenne rosso a causa del loro sangue” scrissero gli scribi quiché. I maya furono condotti in schiavitu nelle miniere d’oro e d’argento, spediti come schiavi nei Caraibi, uccisi dal vaiolo, dal morbillo e dal tifo degli europei e “Dopo un secolo di occupazione spagnola di quello che oggi e il Messico forse il 90% della popolazione indiana e scomparso”16, questo significa circa 50 milioni di persone (più della popolazione europea dell’epoca).
   Il destino della civilta azteca (1168-1521) nelle mani di conquistatori spagnoli fu simile. Per distruggere la metropoli di Tenichtitlan, che contava 60.000 commercianti e 300.000 abitanti, la Spagna non colpi al corpo ma alla testa del Messico: cioe l’imperatore Montezuma Xocoyotzin, il quale all’eta di 34 anni era stato incoronoato alla morte del fondatore dell’impero, Ahuitzotl (atrocemente accusato da fra’ Diego Duran di aver sacrificato 80.000 persone nel 1487 nelle celebrazioni del grande tempio di Tenochtitlan).
   Lungi dal soccombere di fronte alla Spagna gli aztechi resistettero fino a che furono sopraffatti dalla caduta dei loro alleati tlaxcaltechi per mano dell’armata di Cortés17; avvenne cosi il massacro di migliaia di combattenti nella corte di Cholula e l’assassinio di Montezuma dopo che Cortés arrivo sulla strada principale di quella che confesso essere di gran lunga più grande di qualunque città spagnola. Montezuma diede doni in oro e sistemo i suoi “ospiti” nel palazzo del suo padre, Axayácatl. Cortés tenne l’oro lavorato per Carlo V, re di Spagna, e ne fuse molto altro in lingotti, quel “bene universale” che stava per trasformare il commercio e l’industria europea anche attraverso il grande arricchimento di nuove classi mercantili. Fra queste le gilde della zona del Reno, gli usurai e i mercanti della lega anseatica, i monopoli mercantili che dominavano il commercio via mare, le casate finanziarie dei Ravensburg, la famiglia Meutling ad Anversa dal 1479, la famiglia Hochsetter dal 1486 e i potenti Fugger e Welser che finanziarono l’invasione armata del Venezuela nel 1527; tutto cio interesso molto Marx. Durante un tributo religioso al dio azteco, Huitzilopochtli, gli spagnoli chiusero le uscite e, come a Cholula, massacrarono la congregazione. Molti aztechi considerarono Montezuma un traditore e lo sostituirono con suo fratello Cuitlahuac, un figlio di Ahuitzotl, che come alcuni dicono feri a morte gli spagnoli. Altri dicono che Montezuma fu ucciso da Cortés il 30 giugno del 1520, quando gli spagnoli, timorosi della vendetta degli aztechi lasciarono la città, solo per essere uccisi nelle centinaia di canali e lagune dei dintorni.
   Nel gennaio del 1521, Cortés, dopo aver messo in schiavitu 20.000 abitanti di Tlaxcala per costruire una flotta di brigantini a Texcoco, guido 20.000 uomini, inclusi i suoi alleati messicani, a Tenochtitlan, distrusse la flotta messicana a cannonate e frantumo le mura della città. Gli aztechi resistettero strada per strada, laguna per laguna, giustiziando i prigionieri spagnoli catturati e sacrificandoli al loro dio del sole. Cuauhtémoc che guidava la riscossa azteca fu catturato in battaglia dopo una resistenza di quattro mesi. Cortès lo fece impiccare. Cuauhtémoc e venerato in Messico, e Cortès in Spagna, dove il grande artista veneziano ne fece il ritratto.
   Il cronista dei conquistadores, Pedro Cieza de León, scrisse nel 1540 a proposito della città inca di Cuzco: “nessuna strada maestra e grandiosa come questa... è pulita e lustra dovunque, con alloggi, negozi e templi... Oh, si potesse dire altrettanto della grandezza di Alessandro... Le strade romane che attraversano la Spagna di cui abbiamo letto non sono niente rispetto a questa”18.
   Nel 1527 Pizzato vide i palazzi reali a Cuzco e capi che distruggendoli l’intera economia politica, non solo quella della famiglia reale, sarebbe crollata da cima a fondo. Quando l’Inca torno da una campagna in Ecuador trovo Cuzco nella morsa del vaiolo e del morbillo. L’Inca morì nel 1530 insieme a 4.000 cittadini del Cuzco che non erano immuni dalle malattie europee.
   Nel 1532 l’analfabeta Francisco Pizarro giustiziò i capi locali, piazzo spie dietro i fratelli reali Atahuallpa e Huascar e attacco Cajamarca dove Atahuallpa era accampato con 6.000 nobili sulla via della sua incoronazione a Cuzco. Su consiglio del loro sacerdote, Vicente de Valverde, gli spagnoli catturarono Atahuallpa e ottennero un riscatto in oro che riempiva una stanza di 5 per 7 per 2 metri, più altre due stanze simili piene di argento, per un totale di 40 tonnellate di metalli preziosi, una fortuna per qualunque Stato europeo19. Ad ogni soldato spagnolo furono dati 20 chilogrammi di oro e 40 di argento da presentare al re di Spagna. Padre Valverde supervisiono l’esecuzione di Atahuallpa, il quale “accetto il battesimo” per salvarsi dall’essere bruciato vivo, il che secondo lui gli avrebbe impedito la mummificazione e l’immortalita. Fu garrotato e il suo corpo distrutto per impedire alla sua mummia di riunificare il Tahuantinsuyu. Topa Huallpa fu messo sul trono come Inca fantoccio a Cuzco nel 1533. Il pretendente Inca, Manco Inca Yupanqui, fratello di Huascare, guido una rivolta popolare nel 1535, ma si ritiro mentre Tupac Amarui governava sull’ombra dell’impero distrutto. Da allora in poi gli incas e i loro alleati divennero forza lavoro schiavizzata per gli spagnoli e i loro coloni.


9    Jaffe H., Preface to Colonialism Today, Luxembourg 1981, p.v.
10  Menasseh ben Israel’s Conciliador, Part II, Amsterdam 1641. Vedi i commenti in Jaffe H., The Contribution of the Europeans to World Civilization, 1492-1992, Bellville, South Africa, 18 ottobre 1991, pp. 8-9.
11   Encyclopaedia Britannica, vol. 15, Chicago 1987, p. 196.
12   Encyclopaedia Britannica, vol. 14, p. 46.
13   Ibid., vol. 16, pp. 23-29.
14   Ibid., vol. 15, pp. 165-169.
15  Stuart G., The Mysterious Maya, National Geographic Society, Washington D.C., 1977, p. 52.
16   Ibid., p. 122.
17   Stuart G.S. e Goidfrey M., in National Geographic Society, Washington 1981, p. 63.
18   P. Cieza de León, La Chronica del Perù (1553), trad. inglese V.W. von Hagen.
19   G.P. de Ayola (c. 1534), A 1200-page Letter to King Charles V (trad. A. Posnansky, 1944); e The Anonymous Conqueror, 1532 (Copenhagen Royal Library).

Luciano Vasapollo, Hosea Jaffe, Henrike Galarza - "Introduzione alla storia e alla logica dell'imperialismo"

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